Tra sensori, cloud, smart city e Big Data, proviamo a fare il punto su presente e futuro dell’Internet delle Cose (IoT- Internet of Things), con un occhio agli esperimenti di utilizzo in chiave di marketing e cybersecurity

Nel 2009 l’ingegnere inglese Kevin Ashton, co-fondatore ed executive director all’Auto-ID Center del Massachusetts Institute of Technology (MIT), scriveva sull’RFID Journal: “Potrei sbagliarmi, ma sono piuttosto sicuro che l’espressione “Internet delle cose” abbia preso vita dal titolo della presentazione che feci alla Procter & Gamble nel 1999. Oggi i computer sono ancora completamente dipendenti dagli esseri umani per la raccolta di informazioni: se noi avessimo macchine in grado di tracciare e considerare tutto, avremmo un grande risparmio in termini di costi e perdite”.  Sono passati altri sette anni: quali risultati sono stati raggiunti e che cos’è l’Internet delle cose?

Macchine e sensori

Daniel Burrus su Wired forniva nel 2014 una spiegazione piuttosto semplice ma che inquadrava il punto chiave: “L’Internet delle cose ruota attorno all’accresciuta comunicazione machine-to-machine (M2M), è costruita sul cloud computing e sulle reti di sensori di raccolta dei dati; è mobile e virtuale. Ma una macchina è soltanto uno strumento, fisicamente adatto a fare qualcosa. Quando si parla di macchine per un’attività smart, non stiamo facendo riferimento strettamente al concetto di M2M. Stiamo parlando di sensori. Un sensore non è una macchina: misura, valuta in breve, raccoglie i dati. L’Internet delle cose si basa proprio sul collegamento tra sensori e macchine”. L’IoT (dall’inglese Internet of Things) crea come valore speciale il connubio tra la raccolta dei dati e il loro sfruttamento immediato, una conversione di offerta tecnologica in tempo reale. Le informazioni raccolte, per quanto esaustive, non hanno un grande valore se non è possibile sfruttarle in tempo reale in modo che gli oggetti acquisiscano “intelligenza”, diventino per l’appunto smart, e interagiscano con la nostra vita reale. Perché questo accada, servono le applicazioni cloud-based (ossia, in estrema sintesi, la condivisione in rete a distanza) per interpretare e trasmettere i dati provenienti da tutti questi sensori. In modalità cloud, i dati possono essere a disposizione di tutte le macchine e ciò permette alle applicazioni di compiere operazioni ovunque nel mondo.

Quando siamo dentro l’Internet delle cose

I campi di applicazione sono pressoché infiniti: alcuni sono più familiari e anche più diffusi come le apparecchiature per il fitness, dalle scarpe da corsa agli smartwatch che monitorano l’attività fisica, o i dispositivi legati alla domotica, quel campo di applicazione della IoT per il controllo da remoto dei dispositivi della propria abitazione, una smart home in cui è possibile ad esempio accendere il riscaldamento o chiudere le finestre con un comando a distanza. Perché un dispositivo sia “arruolabile” è sufficiente che sia dotato di un indirizzo IP (fatto che può causare anche degli inconvenienti come vedremo più avanti) e che sia in grado di scambiare informazioni e di accedervi senza l’intervento umano.

I vantaggi ricercati invece da aziende private ed enti pubblici nell’utilizzo dell’Internet delle cose sono di “risparmio” in senso lato: di risorse, energie, costi e consumi. Non è un caso che gli ambiti in cui si stanno compiendo i maggiori sforzi siano legati a trasporti, produzione e consumo di energia. Si sente spesso parlare di smart city, città che provano a ottimizzare la gestione delle risorse attraverso macchine intelligenti, dai semafori alle videocamere, dai rilevatori ambientali ai termostati intelligenti. Un ambito molto interessante è quello legato alla salute: il telemonitoraggio dei pazienti, ad esempio, porterebbe a un enorme risparmio per le strutture ospedaliere, ma la strada è ancora lunga e si interseca, un po’ come tutto il mondo della IoT, con questioni legate alla tutela della privacy dei cittadini.

Stime e nuove professioni

Secondo la Gartner, società leader mondiale nella consulenza strategica, ricerca e analisi nel campo dell’Information Technology, le apparecchiature e i dispositivi connessi a internet, computer esclusi, sono già oltre 5 miliardi e saranno circa 20 miliardi nel 2020. Anche il valore economico del mercato di riferimento cresce a dismisura: si passerà dagli attuali 157 miliardi di dollari a 661 in cinque anni, secondo le stime dell’agenzia Research and Markets. Dentro il mondo del lavoro si sta profilando una nuova figura professionale, quella del Chief IoT Officer. Pur parlando ancora di pochi casi di grandi compagnie in cui è stata ufficializzata, i suoi compiti e le sue necessità sono tuttavia già presenti in tante realtà e le competenze richieste si integrano con i temi pre-esistenti della cybersecurity, del cloud e dei Big Data. Il suo compito all’interno del business aziendale sarà gestire le opzioni smart offerte dall’Internet delle Cose, ma anche quello di ipotizzare scenari adatti alle proprie realtà professionali che possano rivelarsi delle ottimizzazioni nel processo produttivo, sia esso creativo o “materiale”.

Alcuni casi glocal

  • La Nike sta realizzando la sneakers del futuro, in grado di adattarsi al piede della persona e di distribuire la pressione. Il prototipo si chiama HyperAdapt.
  • Arrivano anche in Italia i Dash Button di Amazon, 27 pulsanti adesivi dotati di una connessione wifi che permette di ordinare direttamente un prodotto specifico di 27 marchi (tra i quali Barilla, Caffè Vergnano, L’Angelica, Lines, Mulino Bianco e Dash).
  • A fine ottobre è stato annunciato il progetto europeo Big IoT, che ha come obiettivo far comunicare tra di loro alcune piattaforme di Internet delle Cose nate in contesti lontani. Tra i casi pilota, ci sono anche le due città piemontesi di Biella e Vercelli.

Quanto c’è ancora da fare?

Come è noto, il 21 ottobre 2016 per diverse ore un attacco ha reso inaccessibili i siti di Spotify, Twitter, Reddit, Netflix, AirBnB, New York Times e molti altri.
Anche per i dispositivi appartenenti al settore dell’Internet of Things, nell’immediato futuro, probabilmente la più grande sfida riguarderà proprio la questione relativa alla sicurezza.