Il potere delle ricerche vocali e le opportunità per aziende e PMI

Trovare informazioni sul web, inviare messaggi, postare sui social media, avviare il navigatore, chiamare i propri contatti, sono solo alcune delle possibilità offerte dai servizi di voice search che stanno pian piano spopolando.
Google lanciò il suo servizio di ricerche vocali per i dispositivi Android, chiamato Voice Action, nell’Agosto 2008 e dopo un mese arrivò anche la versione per iPhone. Il servizio era però limitato alla sola lingua inglese e solo nel 2011 fu reso disponibile anche in francese, spagnolo, tedesco e italiano.
È l’inizio di una piccola rivoluzione. Dal 2008 ad oggi i servizi di voice search hanno registrato delle grandissime evoluzioni (anche se i migliori risultati sono riscontrabili, ovviamente, nella sua lingua madre, ovvero l’inglese). Oggi Google Voice Search effettua ricerche discorsive su mappe, attività commerciali, ricerche geolocalizzate in base a query specifiche, ma è in grado anche di aggiungere promemoria, appuntamenti in calendario, permette di postare automaticamente qualcosa sui social network e così via. Il tutto con i soli comandi vocali, comodamente in mobilità, camminando o (grazie alla tecnologia Bluetooth) anche guidando e in tutte le situazioni in cui fare una ricerca o eseguire un’attività con lo smartphone potrebbe risultare scomodo o pericoloso. Le ricerche vocali, insomma, ci semplificano la vita, ci rendono più semplici le attività che siamo già abituati a fare quotidianamente e in vari momenti.

Come usare le funzioni di ricerca vocale?
Per richiamare l’attenzione del proprio “assistente virtuale Google” basta pronunciare le parole “Ok, Google”  e avviare qualunque attività con il solo potere della voce. È necessaria soltanto una versione aggiornata di Google Search e un launcher compatibile. L’invito a utilizzare questa funzionalità viene da Google stesso, che ha anche inserito il simbolo del microfono sulla barra di ricerca e un banner che invita a provare le ricerche vocali. È possibile interrogare Google su qualunque cosa, ottenendo risposte man mano sempre più accurate grazie alle migliorie e agli aggiornamenti continui. L’input vocale, ad esempio, è stato aggiornato ultimamente con l’introduzione del tasto elimina, utile nel caso in cui il telefono non abbia capito correttamente una parola o sia stata pronunciata male. Dal 2008 ad oggi, abbiamo via via assistito ad una stupefacente evoluzione anche per quanto riguarda la comprensione del linguaggio e delle domande più complesse e articolate.

Avrete sicuramente sentito parlare di Siri, Cortana, Google Now, S-Voice e Alexa: sono i nomi degli assistenti virtuali lanciati rispettivamente da Apple, Microsoft, Google, Samsung e Amazon. Ognuno ha le sue caratteristiche e le sue particolarità. Ad esempio Siri, grazie alla sua grande comprensione del linguaggio parlato, crea quasi l’illusione di un dialogo con una vera assistente, mentre Google Now si appoggia molto ai servizi Google, tra cui Maps e Youtube. La particolarità di Google Now è sicuramente quella di “imparare dall’esperienza”, ovvero dalle ricerche dell’utente stesso e dalle sue preferenze. Anche Cortana apprende dalle ricerche degli utenti, ma il riconoscimento delle parole non è sempre perfetto, lo stesso vale per S-Voice, ormai superato dagli altri servizi perché quasi fastidioso per la sua voce innaturale e per l’inesattezza della pronuncia. Alexa, invece, se la cava perlopiù con le domande brevi, la sua caratteristica è quella di essere molto utile soprattutto per il suo utilizzo nelle smart-house, ma non è ancora disponibile in Italia. A questi si aggiunge Hound, nato da SounHound, con l’obiettivo di permettere un dialogo il più naturale possibile con il PC. Utilizza un sistema molto più avanzato rispetto ai già citati assistenti virtuali, che comprende sia un’analisi semantica che una funzione di riconoscimento parole, quasi come avviene in un processo di comunicazione tra esseri umani. Inoltre, Hound accede a ben 50 domini di ricerca, mentre ad esempio Siri solo a 22. Al momento è disponibile solo in lingua inglese, ma la sua tecnologia speech to meaning, che si contrappone alla classica speach to text, è sicuramente un punto di partenza per una nuova fase evolutiva del voice search.

Ma quanto è realmente diffusa la voice search?
Secondo una ricerca MindMeld – presentata lo scorso Dicembre – condotta su un campione di 1.800 adulti utilizzatori di smartphone, con l’obiettivo di capire quanti utenti avessero già utilizzato le ricerche vocali e da quanto tempo, si è registrato un notevole incremento del trend
il 60% del campione ha già utilizzato gli assistenti per le ricerche vocali durante lo scorso anno e il 40% ha iniziato a utilizzarli negli scorsi 6 mesi. Dati che dimostrano quanto le ricerche vocali siano destinate a una rapida crescita. Siri è risultato essere l’assistente più utilizzato, con una percentuale del 40%, contro il 26% di Google Now. Apple ha dichiarato che più di un miliardo di query a settimana sono lanciate tramite Siri, e Google afferma che più del 10% delle ricerche viene effettuato vocalmente. E c’è chi, come comScore, prevede che nel 2020 il 50% delle ricerche saranno vocali.

Una rivoluzione di tal genere comporta, ovviamente, la necessità di un cambiamento anche in termini di SEO e nell’utilizzo di keywords specifiche, e ci rimanda al tema delle cosiddette “semantic searches”, ovvero la capacità da parte di un motore di ricerca di inserire una query in un contesto e rispondere con dei risultati più precisi e accurati. 

C’è quindi una differenza tra le ricerche testuali e quelle vocali?
La risposta è sì. Prima di tutto perché le ricerche vocali sono sempre più local-based e poi perché alcuni assistenti, come quello di Google, utilizzano anche i dati relativi alle ricerche e ai comportamenti precedenti degli utenti. Anche in questo caso, dunque, sarà fondamentale per PMI e attività commerciali assicurarsi che le informazioni sul proprio sito siano sempre aggiornate e chiare. Ma ciò che è davvero fondamentale ricordare è che l’ottimizzazione di un sito per le ricerche vocali è ben diversa dall’ottimizzazione per le ricerche manuali, perché le query dell’utente sono diverse. Le query vocali sono molto più simili a “conversazioni”.
I motori di ricerca danno risposte a domande specifiche, poste in modo naturale, da individui che puntano all’immediatezza perché vivono in un mondo frenetico e non possono perdere troppo tempo. Parliamo di utenti multitasking, che fanno una domanda al proprio assistente virtuale come fosse un amico o un collega e si aspettano risposte accurate, che tengano presente delle loro esigenze, della loro localizzazione e di una serie di altri elementi rilevanti.

Siete sicuri che il vostro sito aziendale sia pronto per le ricerche vocali?
Per un libero professionista o chi ha un’attività commerciale, l’obiettivo è quello di ritrovarsi tra i primi risultati selezionati e indicati dal motore di ricerca, “acchiappando” così utenti già interessati che stanno effettuando una ricerca precisa e, nel caso di una voice search, che ripongono la fiducia nel loro assistente virtuale per ottenere i migliori risultati.
Cosa si può fare dunque per dare visibilità al proprio sito anche nelle ricerche vocali?
È importante tenere in considerazione, ad esempio, i margini di errore di un assistente virtuale e gli eventuali misunderstanding dovuti a parole foneticamente simili, che potrebbero fuorviare la ricerca. Ciò succede spesso nel caso di nomi o brand in lingua straniera, che possono essere compresi in maniera diversa anche in base alla pronuncia.
La domanda da porsi è: un motore di ricerca sarebbe in grado di rispondere a una ipotetica query vocale pertinente al mio settore restituendo come risultato il mio sito? Provare per credere, testatelo voi stessi.
Per fare una buona analisi consigliamo di immaginare il contesto in cui un utente potrebbe effettuare una ricerca che rimandi al sito della vostra attività e provare ad effettuarla davvero, tramite ricerca manuale e subito dopo tramite voice search, per confrontare i risultati ed evincere potenzialità o eventuali carenze. A questo punto la situazione sarà sicuramente più chiara e lo step successivo sarà quello di ritarare la strategia SEO e, più in generale, di content marketing del vostro sito, per renderlo quanto più adatto anche alle ricerche vocali.
Un esempio?
Un motore di ricerca che risponde a domande sempre più naturali sarà sicuramente facilitato da una sezione FAQ sul vostro sito, con delle domande quanto più vicine alle possibili query degli utenti su internet. Va da sé che anche il copy del vostro sito, per rispondere a questi criteri di ottimizzazione, dovrà essere quanto più naturale possibile. 

La voice search senza dubbio sta rivoluzionando le abitudini di utilizzo della ricerca sul web. Anche in questo caso, in termini di business, le aziende dovranno essere in grado di dare la giusta importanza a questa evoluzione della ricerca da mobile, sfruttandola a proprio favore.