Dalle profezie di Tesla alle questioni legate alla sicurezza: la storia dell’Internet of Things attraverso oltre 90 anni di sviluppo.

 

“L’Internet delle Cose si basa sul collegamento tra sensori e macchine” è una definizione del 2014 fornita da Daniel Burrus su Wired. Se dobbiamo, tuttavia, ripercorrere la storia dell’Internet of Things dagli inizi dobbiamo tornare ben più indietro, a una profezia scientifica fornita da Nikola Tesla, che nel 1926 si pronunciava così a proposito dello sviluppo di una tecnologia wireless: “Quando la connessione senza fili sarà perfettamente applicata – sosteneva l’ingegnere e inventore serbo – tutto il pianeta sarà convertito in un enorme cervello, in cui tutte le parti rappresenteranno elementi di un insieme complessivo costantemente coordinato. Saremo in grado di comunicare con gli altri istantaneamente, senza preoccuparci della distanza fisica. Saremo in grado di vederci e sentirci perfettamente attraverso apparecchi incredibilmente più semplici degli attuali telefoni, che staranno dentro la tasca dei nostri cappotti”.

 

1932 – Le macchine-schiavo

Ancora a livello di profezia, più che di sviluppo, nel 1932 il “filosofo della ricreazione” Jay B. Nash scrive nel suo Spectatoritis: “A portata di mano è il piacere del cittadino… reso possibile dai nostri schiavi meccanici. Entriamo in una stanza e con il semplice tocco di un pulsante illuminiamo il nostro cammino con una dozzina di luci. Un altro schiavo siede ventiquattro ore al giorno presso il nostro termostato, che regola il calore della nostra casa. Un altro si siede notte e giorno presso il nostro frigorifero automatico. Accendono la nostra macchina; fanno partire i nostri motori; lucidano le scarpe; curano i nostri capelli. Hanno praticamente eliminato i concetti di tempo e spazio grazie alla loro stessa flessibilità”. La storia dell’Internet of Things inizia concettualmente proprio qui.

1949 – Nasce il bar code

Il codice a barre nasce da quattro linee nella sabbia su una spiaggia di Miami disegnate dal 27enne Norman Joseph Woodland che in seguito diventa ingegnere IBM, e registra il primo brevetto per un bar code lineare nel 1952. Dopo oltre venti anni, un altro dipendente IBM, George Laurer, perfeziona l’idea per l’uso della lettura dei prezzi nei supermercati. La tracciabilità delle informazioni data dal bar code è uno dei momenti fondamentali per la storia dell’Internet of Things.

1969 – In Guerra (Fredda)

A fine dei Sessanta le tensioni internazionali sono piuttosto elevate. Nel bel mezzo della Guerra Fredda tra Occidente e Blocco Sovietico, ARPANET spedisce il suo primo messaggio. È l’antenato di internet ed è stato voluto dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per trasmettere e conservare informazioni strategiche, in previsione di un possibile attacco nucleare.

Gli anni settanta – micro e wearable technologies

Nel 1973 Mario Cardullo brevetta la prima RFID Tag read-write, una tecnologia che si basa su un’etichetta elettronica con Radio Frequency IDentification (da cui l’acronimo) in grado di memorizzare dati e rispondere a distanza a un’interrogazione da parte di dispositivi fissi o mobili. Quattro anni dopo viene sviluppata una delle prime wearable technologies per aiutare le persone cieche: grazie ad una telecamera converte le immagini in una griglia tattile su una giacca.

1980-1990 – Coca Cola e Olivetti monitorano

I membri del Carnegie-Mellon Computer Science Department installano microinterruttori all’interno dei distributori automatici di Coca Cola collegati al computer PDP-10 per vedere sui loro terminali in remoto quante bottiglie sono presenti nella macchina e se sono fredde oppure no.  Nel 1990 la Olivetti sviluppa un active badge system, usando segnali infrarossi per comunicare la posizione di una persona.

1995 – Machine to Machine

A metà degli anni Novanta Siemens crea un reparto all’interno della propria business unit dei telefoni cellulari per sviluppare e lanciare un modulo dati GSM chiamato “M1” per applicazioni industriali machine-to-machine, che consenta alle macchine di comunicare su reti wireless. Il primo modulo M1 è stato utilizzato per i terminali POS (Point of Sale), in telemetria, per il monitoraggio e per le applicazioni di tracciamento. Nella storia dell’Internet of Things questo ha rappresentato un altro momento fondamentale.

1999 – Nasce l’Internet of Things

Almeno come definizione. La utilizza l’ingegnere inglese Kevin Ashton per una presentazione che fa alla Procter & Gamble. Nello stesso anno il professore del MIT Neil Gershenfeld scrive in When Things Start to Think: “Prima di cercare di rendere i computer ubiqui dovremo cercare di renderli più discreti. La vera promessa che dovremmo fare a proposito delle macchine connesse in tutto il mondo è quella di liberare la gente, incorporando i mezzi per risolvere i problemi nelle cose che ci circondano”.

I Primi Duemila – La consapevolezza

Diversi esponenti del mondo accademico e tecnologico cominciano a sottolineare l’urgenza di un Internet of Things. Dalle interpretazioni dello scrittore di fantascienza Bruce Sterling alle profetiche intuizioni di utilizzo di Robert Weisman sul Boston Globe, nel frattempo al MIT, a Berkeley e in altri laboratori del mondo si perfeziona la tecnologia.

2006-2011 – Il coniglietto Nabaztag e il boom

Nabaztag è un coniglio con funzioni Wi-Fi creato dal team che darà vita all’azienda Violet: è in grado di interagire con altre macchine oltre ad annunciare le previsioni del tempo e fare battute spiritose mentre muove le orecchie. Diventato oggetto di culto, si sviluppa in altri modelli ma viene “spento” nel 2011. Si svolgono le prime European IoT Conferences e nasce la Ipso Alliance, un global forum che arruola diversi colossi industriali per lo sviluppo dell’Internet of Things.

2016 – Il grande attacco

Il 21 ottobre l’East Coast degli Stati Uniti subisce un forte attacco da parte degli hacker: finiscono fuori uso diversi colossi online come Netflix e Spotify. L’attacco corre attraverso gli oggetti dell’Internet of Things: frigoriferi e centraline del riscaldamento diventano le porte per violare la rete. Si apre il dibattito sulla sicurezza e protezione.

Il futuro

Secondo le stime fatte da Gartner, società leader nell’analisi dell’Information Technology, le apparecchiature e i dispositivi connessi a internet, computer esclusi, sono oltre 5 miliardi e diventeranno 20 nel 2020 con un valore del mercato di riferimento che passerà dagli attuali 157 miliardi di dollari a 661 in cinque anni, secondo quanto stimato dall’agenzia Research and Markets.