Nei primi anni duemila nella Silicon Valley, tre ragazzi poco più che ventenni, lavoravano ad un’idea innovativa. Non possiamo assolutamente ricondurre a loro la nascita dei contenuti video, ma quella del video collegato ad internet probabilmente sì: il loro primo sito è andato online nel 2005 e si chiamava YouTube. Da lì in poi grazie al web il mondo ha subito una grande evoluzione in termini di produttività, informazione e condivisione. Oggi sono i contenuti video a dominare la scena in rete: diventano virali e generano interattività, creano engagement ed aiutano le aziende nella vendita dei loro prodotti.

Video e viralità: esistono delle regole?

In molti si chiedono quali siano le regole per creare video virali. Alcuni, sorprendentemente, sono riusciti a dare una risposta: non esistono regole, né linee guida teoriche infallibili da seguire.
Soluzione? Pochi ingredienti, ma ben utilizzati: emozioni e divertimento sono alla base della viralità.
Ad esempio, ricordate le quattro traverse consecutive colpite da Ronaldinho?
La grande trovata di Nike lasciò le persone incollate allo schermo, a guardare ripetutamente il video e generare un passaparola tra le persone. È stato il primo video virale realizzato da un brand, datato 2008.
In sintesi, possiamo affermare che per generare condivisioni e visualizzazioni, i video devono generare un’emozione, positiva o negativa che sia, restando così impressi nella memoria delle persone.

Interattività e condivisione: i video ai tempi dei social media

La maggior parte del tempo che gli utenti passano online lo spendono a guardare video, che spesso provengono dai social media. Entro il 2019, secondo un’indagine Cisco, i contenuti video rappresenteranno addirittura l’80% del traffico online. Un dato che giustifica la crescita esplosiva di questi contenuti sui Social Network, principalmente su Instagram che ogni giorno conta 16 milioni di utenti attivi, di cui il 55% appartenente alla fascia d’età 19-35 anni (Millennials).
La potenza di Instagram è soprattutto nelle Stories, caratterizzate dalla loro brevità con la durata di appena 15 secondi. Infatti, è ciò che raccontiamo nei primi secondi a catturare l’attenzione dei nostri followers. Inoltre, nelle stories, è bene ricordarsi di inserire una call-to-action chiara e precisa in modo che l’utente, una volta terminato il video, sappia esattamente cosa fare. Magari acquistare un prodotto?

Effetto storytelling: l’empatia alla base delle vendite.

Realizzare un contenuto video non significa solo mostrare un prodotto o persuadere un consumatore, ma soprattutto realizzare una narrazione che si dimostri efficace e coinvolgente. Il segreto per un video di successo è abbandonare il vecchio concetto di spot, come la televisione ci aveva abituato a intendere, per accostarsi a una comunicazione più autentica, in grado di generare empatia con l’azienda e favorire la nascita di un rapporto di fiducia.

Per un’impresa è importante sapere su quale argomento e su quale storia conviene puntare per suscitare la giusta reazione nel target desiderato. In questa maniera sarà più semplice decidere sia in che modo presentare il messaggio sia il tipo di comunicazione da mettere in pratica.
Chi è che ha saputo combinare insieme storytelling, video e social media ed incrementare le vendite?
Un esempio: Airbnb. Basata sul concetto di sharing economy non vende solo l’accomodation a prezzi accessibili, ma nei suoi video racconta un’esperienza di vita vera e propria, connessa al viaggio e che parla della vita delle persone.

E-commerce & video: quando il contenuto aumenta le vendite e… i clienti!

Le aziende possono veicolare attraverso un video ben fatto, in grado di emozionare, divertire e catalizzare l’attenzione degli utenti, anche dei suggerimenti di acquisto. In Italia il 27% degli utenti usa i social per cercare prodotti da acquistare e il 64% degli utenti è più propenso a fare un acquisto online dopo aver visto un video riguardo un determinato prodotto.
Ma soprattutto, il 58% degli acquirenti ritiene più affidabili aziende con video legati all’e-commerce.

I dati forniti dalla Casaleggio associati, quindi, parlano chiaro: attraverso contenuti video le imprese possono incrementare le vendite aiutando l’utente a conoscerle meglio e quindi a fidarsi dei propri prodotti, per poi fidelizzarlo nel corso del tempo. Inoltre, raccontando la storia del proprio brand le imprese hanno la possibilità di costruire una solida Brand Reputation che duri nel tempo. Attenzione: il presupposto necessario è avere davvero una storia da raccontare.