Con un fatturato di quasi 20 miliardi di euro, quali saranno i risvolti futuri dell’e-commerce in Italia?

Il successo dell’e-commerce è ormai indiscusso in tutto il mondo.
In Italia, lo scorso anno, è stata registrata una crescita del 19% e un fatturato di quasi 20 miliardi di euro. Negli ultimi cinque anni, inoltre, il numero degli acquirenti online risulta raddoppiato e passato dai 9 milioni di marzo 2011 ai 18,8 milioni dello stesso mese nel 2016. Si tratta spesso di acquisti che vengono ripetuti su siti già sperimentati. Nel confronto con gli altri Paesi Europei, però, l’Italia risulta ancora molto indietro, infatti il commercio elettronico europeo genera il 13,6% del fatturato aziendale, mentre nel nostro Paese solo il 5%.

Per quanto riguarda le abitudini di acquisto online in Italia, il mezzo più utilizzato è sempre più spesso lo smartphone, che batte lo shopping via desktop. Gli acquisti da mobile, infatti, hanno avuto un incremento del 64% anno dopo anno, arrivando a raggiungere un valore di 1,7 miliardi di euro. Le app hanno semplificato notevolmente gli acquisti online, grazie a una sempre migliore user experience.

Il consumatore di oggi può essere dunque definito multicanale e multi-device. Non di rado, infatti, i consumatori cercano informazioni online sui prodotti pur trovandosi all’interno dei punti vendita, per poter approfondire, confrontare e fare scelte più consapevoli. Oggi sono oltre 17,7 milioni gli utenti che effettuano regolarmente acquisti online in Italia, un dato interessante e promettente per il futuro.

Ciò che spinge i consumatori sempre più verso l’acquisto online è la facilità nel reperire i prodotti, la possibilità di effettuare acquisti a qualsiasi orario, in mobilità, oltre ovviamente all’opportunità di trovare offerte e prezzi più vantaggiosi. Un fattore decisamente importante per i consumatori è, poi, la semplicità del processo di acquisto, oltre all’assistenza.

Secondo Netcomm, il paniere medio mensile dell’e-commerce in Italia ammonta a 86 euro, e molti (il 41%) sono acquisti effettuati all’estero: il 16% dall’Inghilterra, il 15% dalla Germania e l’8% dalla Cina. Il 92% degli italiani sceglie  la consegna a domicilio o in ufficio, mentre i punti di ritiro vengono scelti solo dal 7% degli acquirenti online. Gli studi prospettici presentati all’undicesima edizione del Netcom Ecommerce Forum ci dicono che, nel nostro Paese, il mercato dell’e-commerce toccherà i 19,3 miliardi di euro nel 2016. Un dato molto significativo, soprattutto se confrontato nel tempo: negli ultimi 5 anni il commercio elettronico ha registrato un aumento percentuale del 140%.

Qual è il rapporto reale tra aziende italiane e commercio digitale?
Ad oggi sono 16 mila le aziende (perlopiù localizzate in Lombardia e Lazio) che fanno e-commerce ma, secondo le stime, 40 mila aziende inizieranno al più presto. Entro il 2019 la vendita online di prodotti e servizi, a livello mondiale, raddoppierà raggiungendo un picco di 3.578 miliardi di dollari, contro i 1.671 miliardi di dollari del 2015. Sul B2B le stime indicano invece un fatturato che sarà in grado di raggiungere i 6.700 miliardi entro il 2020, grazie a piattaforme come Amazon e Alibaba.

I consumatori online sono dunque diventati più propensi all’acquisto in rete ma anche molto più esigenti e, in particolare, non perdonano sui tempi di consegna: oltre la metà degli utenti abbandona il carrello se non vede indicata una data precisa o se i tempi di attesa prospettati sono troppo lunghi. La logistica e i servizi di spedizione possono quindi diventare fattori critici dell’e-commerce, servizi fondamentali che costituiscono una parte importante dell’esperienza di acquisto e della percezione positiva da parte del cliente.

In termini di performance dell’e-commerce in Italia, le migliori sono state raggiunte in settori ben precisi: turismo, assicurazioni, elettronica, abbigliamento, editoria, ma iniziano a farsi strada anche il settore alimentare, quello della casa e il fai-da-te. Anche le start-up iniziano a muoversi nel mondo del commercio online, soprattutto in ambito food e in particolare nella consegna del cibo a domicilio (come già evidenziato in un precedente post dedicato al food delivery). Nell’alimentazione spicca anche l’e-commerce di alimenti bio, con una crescita del 71% dal 2011 al 2015, un dato notevole emerso dal rapporto Bio Bank 2016.

Il settore moda registra una crescita maggiore in Europa e costituisce una delle categorie più rilevanti anche per l’e-commerce in Italia, lo sostiene Netcomm in occasione della Settimana della Moda di Milano SS 2017. La moda è un settore in cui i clienti danno molta importanza anche alle ricerche che precedono l’acquisto, creando delle vere e proprie esperienze multicanale. Ecco perché sempre più punti vendita fisici danno l’opportunità di acquistare o prenotare online per poi ritirare il prodotto in negozio, dimostrando che la strategia vincente è quella di saper ben mescolare canali online e offline. Secondo l’osservatorio del Politecnico di Milano, l’e-commerce italiano nella moda vale oltre 1,8 miliardi di euro, ovvero il 10% di tutto il fatturato del Paese, con un tasso di crescita annuale del 30%, cioè del doppio rispetto alla crescita generale del mercato e-commerce.

Situazione interessante è anche quella della categoria lusso. I consumatori italiani di beni di lusso si affidano molto spesso alla rete, soprattutto come fonte di informazione, ma l’85% degli acquisti in questo settore avviene ancora all’interno di punti vendita tradizionali. Le ricerche effettuate sul web variano da quelle generali sui motori di ricerca (71%) alla ricerca delle immagini (60%), dei video (33%) o di recensioni (25%) su siti, blog o forum, ma un 38% del campione dichiara di informarsi direttamente dal personale del punto vendita.

Secondo la recente ricerca Net Retail, in cinque anni sono raddoppiati gli acquirenti online, e si è arrivati a contare almeno un acquirente in più nel 55% delle famiglie. Non si può più parlare dell’e-commerce come di qualcosa di trascurabile o temporaneo, anche se lo scenario italiano è dominato perlopiù da grandi marketplace internazionali soprattutto a causa di un contesto legale e fiscale poco incentivante e gli alti livelli di imposizione sugli utili. C’è una maggiore apertura nei confronti della vendita all’interno dei marketplace e poca propensione verso l’apertura di e-commerce proprietari. Molte delle PMI italiane preferiscono utilizzare Amazon o Ebay per le vendite online. Dall’E-commerce ranking di Casaleggio Associati possiamo consultare una vera e propria classifica dei più popolari e-commerce in Italia, selezionati in base alle stime di fatturato e traffico online:

  1. Amazon
  2. Ebay
  3. Booking
  4. Trenitalia
  5. Groupon
  6. Zalando
  7. Trivago
  8. Edreams
  9. Vodafone
  10. iTunes

Tra le nuove tendenze e-commerce compare anche quella dell’artigianato, tanto che Amazon ha recentemente lanciato una piattaforma di interamente dedicata a questo settore: Handmade, una nuova sezione già disponibile in USA che permette di vendere anche a livello internazionale. Sono già 30 mila i prodotti realizzati da artigiani italiani ed europei in questa nuova sezione di Amazon. Diverse categorie (come gioielleria, decor, arredamento, arte) dedicate a chi è appassionato di artigianato e a chi vuole cogliere l’opportunità per trasformare un hobby in opportunità di lavoro.

Quali sono dunque le prospettive future per l’e-commerce in Italia?

Secondo uno studio realizzato da RetailmeNot e dal Centre for Retail Research, le vendite online in Italia continueranno a crescere del 17% all’anno. Il ruolo del mobile sarà sempre più centrale sia per le vendite online che per quelle offline, perché i due modelli di vendita saranno sempre più integrati e l’uso di smartphone e tablet continuerà ad influenzare le scelte di acquisto anche nei punti vendita. Basti pensare che il 73% di chi effettua un acquisto utilizza lo smartphone per ricercare informazioni preventive.

Le abitudini di consumo seguiranno sempre più le abitudini digitali. Gli italiani con accesso ad internet oggi sono 28,7 milioni e si stima che aumentino ancora grazie all’estendersi della banda larga e delle reti mobili. Secondo Confesercenti, nel 2025 saranno 50 mila le aziende che venderanno online e, tra queste, tutte quelle PMI che sentono l’esigenza di attivarsi anche sul web per ampliare la loro clientela e non subire passivamente la concorrenza sfrenata dei marketplace internazionali.