Vediamo come è andata e quali comportamenti hanno messo in atto gli utenti italiani, tra online e offline, a proposito di ecommerce e saldi nel 2017.

Il primo articolo acquistato ufficialmente in saldo nell’inverno 2016-2017 sarebbe stato un paio di scarponcini da montagna femminili, secondo Idealo, il sito che confronta prezzi dei prodotti online e riporta opinioni dei consumer connessi. A parte questa curiosità, è interessante analizzare l’intero rapporto redatto su ecommerce e saldi attraverso il comportamento degli utenti nelle prime settimane dell’anno, con un’analisi che incrocia diverse fonti (Istat, Eurostat, Google Trends) e che disegna un’esaustiva mappa dell’Italia, regione per regione.

Il team di Idealo si è inizialmente basato su Google Trends per rilevare l’effettivo interesse degli utenti sul tema saldi a livello nazionale. In base alle ricerche effettuate con la keyword “Saldi 2017”, nel periodo compreso dall’1 al 13 gennaio (da qualche giorno prima che i saldi effettivamente iniziassero fino al termine della prima settimana di sconti) risulta che al vertice dell’interesse ci siano Liguria, Piemonte e Lombardia (con un punteggio di 100, 96 e 95 rispettivamente); in alto anche Toscana e Lazio insieme con Basilicata e Sardegna, mentre ultima si piazza la Sicilia, con uno score di Google Trends di 37 punti.

Il miglior prezzo

Il secondo parametro nell’analisi dei Google Trends è quello sul principale search engine di “Miglior prezzo”. Secondo questo criterio svettano liguri e lucani, ma è un comportamento molto diffuso sull’intero territorio nazionale, come confermato da una precedente ricerca di Idealo che registrava un 94% di econsumer nazionali pronti a confrontare frequentemente i prezzi online alla ricerca dell’occasione migliore.

Confronto tra annate

Ecommerce e saldi: un altro dato interessante è quello che permette di mettere a confronto i comportamenti italiani da un anno all’altro. Nella tabella riportata da Idealo vengono incrociati i grafici che mostrano l’andamento del Pil pro capite, degli acquisti online e dei saldi. Mentre il primo dato sulla ricchezza personale fa registrare una leggera flessione dal 2012 al 2017, la percentuale degli acquisti online passa da una percentuale inferiore al 20% a circa il 30%, che dovrebbe essere superata proprio nell’anno in corso secondo la più recente ricerca statistica di Eurostat. Nello stesso lasso di tempo, il volume di affari dei saldi online è aumentato di circa sei volte, anche se rispetto al boom dell’anno scorso la crescita si è assestata su una percentuale più contenuta. Non c’è dubbio che l’attesa per i saldi sia diventata ancora più frenetica per la crisi economica generale: il consumer ha aguzzato l’ingegno e aumentato le ricerche comparative online.

Budget, online e offline: alcuni dati

Gli italiani secondo le statistiche a livello continentale di Eurostat, hanno un comportamento “bipolare” riguardo all’ecommerce. Da un lato, 7 su 10 vanno su internet a fare ricerche (una percentuale che però è ben lontana dall’oltre 90% raggiunto in altri Paesi) ma poi solamente il 29% acquista online, a differenza del 74% dei tedeschi e l’83% degli inglesi. I saldi raccontano uno scenario simile. A fronte di una spesa complessiva che si assesta attorno ai 140 euro, secondo un’indagine di Confesercenti, gran parte vengono spesi nel commercio fisico e non digitale. Il settore dell’abbigliamento ad esempio, vede 2/3 degli acquirenti recarsi nei negozi per compiere la scelta dell’acquisto e solo il 41% consulta i siti web delle aziende. Questo può rappresentare una sfida per i vari brand che vogliono imporsi online: c’è un’ampia fetta di mercato da convincere, con strategie di marketing e comunicazione digitali efficaci al punto da creare la conversione desiderata, oltre a migliorare strumenti quali pagine social, blog e newsletter consultati da meno di un utente su 5.

Nord e Sud, ecommerce a due velocità?

Partendo dal dato complessivo di acquisti online su suolo italiano, Eurostat scorpora i dati regione per regione e scopre un Paese a due velocità. Se infatti nel Nord del Paese si sfiora in molte regioni il 40% di acquisti online – Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige al primo posto con il 39%, seguite dal Lombardia con il 38%, Veneto con il 37% e tutte le altre sopra il 33% – al Sud la percentuale diminuisce vistosamente fino a raggiungere l’esiguo 17% della Sicilia, il 15% della Calabria e il 14% della Campania, che compongono il contro-podio dell’ecommerce nazionale. Confrontando i comportamenti online con il Pil pro capite emerge un quadro piuttosto aderente, con maggiore disponibilità economica al Nord e le regioni del Sud in coda. L’unica anomalia è rappresentata dalla Sardegna che, a fronte di un 16mo posto nella classifica del Pil su base regionale (dati Istat), si colloca ai vertici degli acquisti online con il suo 31%.

Comparazioni e digital divide

Nel terzo millennio, il divario economico tra Nord e Sud si misura anche in termini di digital divide, il gap tecnologico che separa chi può accedere agevolmente alle information and communication technologies (ICT) e chi, al contrario, non ne può usufruire. Non è un caso che tra i dati in controtendenza positiva rispetto alla doppia velocità economica del Paese ci siano, sul tema ecommerce e saldi, quelli di due regioni del Centro e del Meridione (Abruzzo e Basilicata) che hanno recentemente sottoscritto l’accordo con uno dei principali fornitori di connessione internet del Paese proprio per una riduzione del digital divide. È un problema di infrastrutture, dunque, e non di mentalità, né tantomeno una rinuncia consapevole alle opportunità online.