Oggi, 2 giugno 2018, l’Italia festeggia il 72°anno dall’istituzione della Repubblica Italiana.
Una Repubblica fondata sul lavoro, ma che nell’ultimo decennio ha attraversato una forte crisi economica.
Sono ormai lontani i tempi del boom economico quando Olivetti e Mattei segnarono la storia del nostro paese con le loro imprese. Oggi, nell’epoca della digitalizzazione e dell’industria 4.0, i numeri dichiarano che l’Italia è molto indietro sui temi legati ad innovazione e nuove tecnologie. Colmare il gap con le grandi potenze mondiali è possibile, ma l’ingrediente principale per cambiare marcia è sempre lo stesso: il digitale.

Digitale in Italia: come siamo messi?
Nella lunga corsa all’innovazione è importante capire come l’Italia si posiziona sulla griglia di partenza.
Il report Desi 2018 parla chiaro sulla situazione Europea, definendola in difficoltà rispetto ad alcuni colossi mondiali del digitale come Stati Uniti, Cina e Giappone. Una fotografia chiara e ben precisa che vede l’Italia classificarsi come fanalino di coda in Europa, ferma al 25° posto su 28 stati membri, davanti solo a Romania, Grecia e Bulgaria.
Andando nello specifico, sono tre le principali aree di indagine su cui focalizzarsi:

  • Connettività
  • Capitale Umano
  • Integrazione delle tecnologie digitali.

Si riscontra un lieve aumento sul tema connettività riguardo l’utilizzo di internet. Tra le principali attività svolte online dagli italiani ci sono shopping (41% degli utenti), utilizzo dei Social Network (60% degli utenti) e siamo addirittura ultimi nella lettura di informazioni in rete (solo il 56% degli utenti).
Sul fronte del capitale umano, invece, mancano le competenze digitali elementari: sono ancora pochi gli specialisti ICT e i laureati nelle discipline scientifiche (14 persone su mille contro i 19 della media Ue).
Anche nell’integrazione delle tecnologie digitali da parte delle imprese siamo sotto la media europea, con le PMI che ricorrono ai canali di vendita elettronici solo nel 7% dei casi, decisamente sotto rispetto al dato europeo pari al 17%.

Il dato certo che emerge da quest’analisi è che innovare è ormai un imperativo per le piccole e medie imprese.

L’Italia, una Repubblica fondata sulle PMI
I dati di Confindustria dichiarano che il 99% delle aziende italiane sono PMI, vero tessuto imprenditoriale italiano.
Dalla recente ricerca di axélero, realizzata su un campione di 4.500 aziende – l’Osservatorio Nazionale Innovazione PMI sulla digitalizzazione delle imprese–   emerge una tendenza, seppur debole, verso la digitalizzazione.
Appartengono principalmente alle categorie ristorazione, edilizia e automotive le imprese che più di altre hanno scelto soluzioni digitali axélero come mysuite e Ristoranti.it, utili per accrescere il proprio business ed avere un rapporto diretto con i propri clienti sfruttando le potenzialità del web. Sono gli stessi consumatori ad imporre alle imprese di essere presenti in rete. Infatti, le ultime ricerche di We are Social, confermano che un italiano su tre effettua acquisti online e che il 76% delle connessioni avviene tramite mobile.

Le PMI a lezione di industria 4.0
Definita più volte figlia della “quarta rivoluzione industriale”, l’industria 4.0 è l’espressione del cambiamento profondo che le imprese stanno vivendo grazie all’introduzione delle smart technologies nei processi industriali. Il termine Industria 4.0 indica un insieme di tecnologie e strumenti con il quale realizzare le “fabbriche intelligenti” e interconnesse lungo tutta la filiera produttiva.
Questa nuova tipologia di industria è capace non solo di creare occupazione, ma soprattutto un importante valore economico perché, in Italia, l’economia digitale è in grado di generare un indotto di 25 euro per ogni euro investito, oltre a ridurre le spese in molti settori.
Decidere di ignorare il modello industria 4.0 comporterebbe rischi molto alti, come perdere in termini di competitività, e nel giro di qualche anno essere tagliati fuori dal mercato. Occorre, quindi, avere chiari gli obiettivi sui quali si vuole competere nel futuro e introdurre con gradualità le tecnologie digitali che li supportano.