“Sono felice di essere a Milano, fuori è una splendida giornata”. Ha esordito così Paul Daugherty, Chief Technology & Innovation Officer Accenture, nel corso del Meet the Media Guru, il palinsesto di eventi dedicati al tema della cultura digitale, che anima da più di 13 anni la città meneghina.
Dal palcoscenico dell’evento, svoltosi presso il Museo della scienza e della tecnologia Leonardo Da Vinci, Daugherty ha parlato del suo libro Human + Machine: Reimagining Work in the Age of AI, scritto in collaborazione con James H. Wilson e racconta attraverso tre passaggi fondamentali come l’intelligenza artificiale cambierà buona parte delle nostre vite: comunicazione umana, pubblica amministrazione, media e giornalismo.

Uomini + macchine: pronti ad una nuova rivoluzione industriale?
L’idea di MEET è quella di porre la persona al centro del cambiamento tecnologico, attraverso incontri e mostre con persone, idee creative e progetti innovativi. Quello avvenuto con Paul Daugherty è stato un incontro costruttivo e stimolante per parlare di intelligenza artificiale, chiarire alcuni dubbi al riguardo e gettare lo sguardo verso gli scenari futuri.  Attraverso l’illustrazione del testo Human + Machine, l’intelligenza artificiale è stata presentata come il più grande impatto sul business di sempre. Il libro, quindi, racconta il valore raggiunto grazie all’interazione uomo – macchina, attraverso tre punti fondamentali: re-image, new approach to work, responsabile ai.

Re-immaginare: il mondo visto dagli occhi dell’intelligenza artificiale.
La parola chiave su cui si è soffermato Daugherty è re-immaginare, ossia problemi oggi irrisolvibili, troveranno soluzione grazie all’applicazione dell’intelligenza artificiale.
Nonostante questa importante suggestione, l’intelligenza artificiale attualmente sta suscitando sentimenti contrastanti: dubbi, paure, speranze, previsioni e avvertimenti tali da renderci insicuri.
Paradossalmente ad alcuni gli scenari futuri assomigliano sempre più al trailer di Terminator, ma Daugherty rassicura: “non c’è Arnold Schwarzenegger e nulla di cui avere paura”.
Infatti, basta pensare che l’uomo ha già affrontato grandi mutamenti nella sua storia: trecentomila anni fa il fuoco ci spaventava e nuovi strumenti giungevano nelle nostre mani.
Ricordate pietre, bastoni e strumenti da caccia?
È solo l’inizio di qualcosa di diverso, che semplificherà le nostre vite, anche nella ricerca di un nuovo lavoro.

Lavoro: nuove occupazioni per nuovi prodotti.
Entro il 2020 saranno circa un milione i posti vacanti nel settore informatico rispetto ai candidati che potranno occuparli. Il problema, quindi, non sarà l’occupazione ma la carenza di competenze adeguate sul mercato del lavoro. Paura di perderlo? Sbagliato!
La collaborazione uomo-macchina amplificherà ogni servizio e porterà alla nascita di nuove professionalità. Attraverso l’uso delle macchine l’uomo sarà chiamato a un maggior uso delle sue capacità ed a rivoluzionare il proprio modo di pensare il capitale umano. Occorre quindi fornire a tutte le persone l’istruzione, la formazione e il supporto per interagire e collaborare con l’intelligenza artificiale.
Inoltre, Daugherty afferma che ci sarà anche bisogno di professioni come psicologi, sociologi e forse addirittura anche poeti, affinché questi strumenti possano comunicare nel miglior modo possibile. L’intelligenza artificiale è nulla senza quella dell’uomo.

Responsabile Ai: la sicurezza del futuro.
Trasparenza, onestà, equità e rispetto delle policy: l’intelligenza artificiale può cambiare le nostre vite, ma deve anche essere all’altezza di collezionare e gestire i dati correttamente per svolgere un lavoro accurato, affidabile ed eticamente corretto. Ad oggi non siamo del tutto protetti e ciò di cui abbiamo bisogno è in assoluto sicurezza. Il cambiamento culturale è rapido e veloce, e l’intelligenza artificiale non ha un traguardo da raggiungere perché essa continuerà a svilupparsi e a crescere con noi.
“Lavoriamo sodo per preparare il mondo che lasceremo ai nostri figli”, ha concluso sul finale il guru dell’AI Paul Daugherty, prima di concedere domande alla platea e raccogliere un fiume di applausi.