Con i social media il cibo si fa virtuale, con il food delivery diventa reale

Abbiamo parlato del fenomeno food online, delle nuove tendenze dei consumatori 2.0 e dei nuovi trend in ambito alimentare.
Altrettanto degni di nota sono altri due mondi legati al food online:
i social media e il food delivery.

Il cibo è sempre più protagonista delle condivisioni sui social media. Quanti sono gli scatti di deliziosi manicaretti che vediamo quotidianamente su Facebook, Twitter o Instagram? Quante ricette vengono condivise online da foodies e amanti della cucina?
Il web, oggi, sembra essere strapieno di materiale a prova di gourmet. La cultura del cibo e la condivisione creativa dei contenuti realizzati dagli utenti è ormai normalità su internet e sui social media in particolare: è narrazione, condivisione, è voglia di mostrare e mostrarsi. 

Avete mai provato a cercare l’hashtag #foodporn su Instagram? Il risultato supera i 50 milioni di contenuti, alcuni professionali, altri meno. Cucine di appartamenti, ristoranti, bar, diventano le location ideali per la creatività e la condivisione: colazioni, pranzi, spuntini sfiziosi, tutto immortalato e condiviso in pochi attimi. Un modo per tenere informati amici e contatti sui social, ma non solo. Per ristoranti e attività imprenditoriali questi diventano dei veri e propri strumenti di comunicazione e di marketing, non solo quando i contenuti vengono realizzati dagli account ufficiali, ma soprattutto quando sono gli utenti stessi a creare e condividere i contenuti, che spesso hanno valenza superiore a quella di un post pubblicitario perché sono naturali, portano la firma e la garanzia di un amico. Cosa chiedere di più? Chi potrebbe essere miglior testimonial? La voglia e il trend della condivisione diventano grandi opportunità per le attività imprenditoriali, si trasformano in pubblicità gratuita, sincera ed efficace.

Tutti questi contenuti che hanno invaso il web raccontano qualcosa di ognuno di noi: non provengono solo da professionisti del settore, ma esprimono anche quello che vengono definite “Food Philosophy”: filosofie di vita che riflettono la nostra identità e le nuove consapevolezze su esigenze alimentari e impatto ambientale. Fractals ha analizzato per The Vortex gli hashtag relativi al cibo più utilizzati su Instagram. Tendenza incontrastata è risultata essere quella dell’#healthyfood, con oltre 13 milioni di risultati, una tendenza che spinge i consumatori a mangiare bene per vivere meglio e per rispettare il pianeta. Ecco gli hashtag più utilizzati secondo questa indagine: 1) Vegan; 2) Gluten Free; 3) Vegetarian; 4) Cibo Organico;  5) Ugly food (cioè il cibo brutto, ma buono); 6) Foodster (o “food hipster”, ovvero amanti del cibo ricercato); 7) Normavore (ovvero coloro che mangiano di tutto e spesso si contrappongono a vegani e vegetariani, tendendo però a un’alimentazione perlopiù sbagliata).       

E se un trend come quello della condivisione sui social si è imposto all’estero, figuriamoci nel nostro Paese in cui il cibo è quasi una religione. Siamo italiani, amiamo la buona cucina, la passione per il buon cibo ce l’abbiamo un po’ nel sangue, ecco perché non sappiamo resistere alla tentazione di un pranzo particolare e gustoso anche quando andiamo di fretta. Da qui il successo, anche nel nostro Paese, del food delivery 2.0. Oggi in Italia l’home delivery supera il valore di 400 milioni di euro all’anno. Un modello in cui non contano solo ordinazione e distribuzione ma anche la preparazione accurata, l’offerta ampia, le strategie di comunicazione e marketing, oltre che il design degli imballi, la presentazione dei prodotti e degli stessi mezzi di trasporto e consegna. Una tendenza arrivata recentemente in Italia, ma che coinvolge tutto il mondo. Pare che negli USA, durante il 2014, nel mercato del food delivery siano stati investiti più di un miliardo di dollari. Quello che viene definito  il “delivery market” genera, infatti, un valore totale di circa 70 miliardi di dollari. In Italia hanno fatto la loro prima comparsa realtà di questo tipo tra il 2009 e 2010 e da quel momento il mercato ha mostrato una evoluzione continua.

Quali sono i plus?

Prima di tutto la possibilità di risparmiare tempo, di non dover cucinare dopo il lavoro, o di ricevere una pietanza gustosa e particolare anche in ufficio in pausa pranzo. La velocità del servizio ha poi il suo ruolo importante, infatti è spesso possibile ordinare e ricevere in tempi record. A questi si aggiunge la possibilità di pagare in modo veloce e sicuro tramite servizi online, carta di credito o PayPal. L’ordinazione, via sito o app, viene poi semplificata in tutto e per tutto, permettendo spesso anche di salvare i dati per l’acquisto successivo. E infine, per rendere la scelta agevole, la maggior parte di questi servizi offre un servizio di review che può orientare la scelta grazie alla possibilità di leggere opinioni e commenti di altri clienti.

Non sempre però chi offre servizi di food delivery prepara anche le pietanze. I player del settore seguono modelli diversi: c’è chi si affida a fornitori esterni come bar e ristoranti, occupandosi solo della ricezione degli ordini e della consegna e chi invece si cura di tutto il processo dall’inizio alla fine. Nel primo caso l’offerta è spesso limitata perché si basa su ciò che viene preparato dai partner, come prodotti di take away tradizionale, cosa che rende complicato il controllo dei tempi di consegna. I servizi di home delivery di ultima generazione, invece, integrano tutte le attività internamente: possiedono un’app proprietaria, forniscono una lista completa e variegata di prodotti preparati nella loro cucina, tengono conto anche di esigenze veg o di intolleranze e, sempre più spesso, utilizzano ingredienti bio. Inoltre, sono dotati di furgoni refrigerati o in grado di mantenere il cibo in caldo e riescono a consegnare in tempi record. Quello della consegna è lo step determinante in questo settore, che spesso caratterizza lo stesso servizio in modo positivo. La consegna dovrà essere precisa e impeccabile. Solo i servizi che assicurano una consegna puntuale e una condizione dei prodotti ideale hanno chance di avere seguito. 

Quali sono le prospettive future di questo mercato?

Sicuramente il futuro del food delivery è nei servizi fully integrated che si occupano di ogni step del processo: realtà che immagazzineranno preziosissimi dati su trend e abitudini di consumo individuali e saranno, pertanto, in grado di proporre opzioni sempre più personalizzate e studiate ad hoc. Inoltre, la continua crescita di queste realtà potrebbe portare alla creazione di una più complessa infrastruttura distributiva e alla nascita di una rete di ristoranti virtuali con diversi punti di preparazione dislocati nella città, che garantirebbero una maggiore velocità nella consegna. Insomma, sembra che la diffidenza iniziale dei consumatori nei confronti dell’e-commerce in ambito food sia stata una volta per tutte superata. In un Paese come il nostro, che pullula di realtà commerciali nel settore enogastronomico, quella dell’home delivery 2.0 è certamente una opportunità enorme da non lasciarsi scappare.

Quali sono i cibi preferiti nel food delivery?

Secondo uno studio del Wall Street Journal condotto su una dozzina di Paesi, il cibo italiano è sempre il preferito nel mondo. In Grecia, Spagna e Polonia in particolare, i prodotti italiani sono sempre i più apprezzati e ordinati. La pizza rimane il prodotto più ordinato, anche in Italia. Nel nostro Paese la scelta va però anche verso i cibi etnici. In base ai dati di HelloFood, per un 43% che punta sulla consegna a domicilio della pizza, c’è anche un 29% che preferisce prodotti mediorientali, un 25% quelli asiatici e un 3% che punta alla cucina greca. Chi sceglie il food delivery fa parte di una fascia di età compresa tra i 18 e i 45 anni e, nella maggior parte dei casi (60%), si tratta di persone che si trovano a lavoro e che hanno poco tempo. Il messaggio, per chi volesse inserirsi in questo ambito, è dunque quello di puntare a prodotti particolari. Il servizio, al contrario di ciò che si potrebbe pensare, è molto richiesto anche nel weekend, per allietare serate tra amici mangiando qualcosa di più sfizioso.  

Non sono più soltanto i giovanissimi, quindi, a scegliere il food delivery. Complice del trend in ascesa, sicuramente, anche lo scarso tempo a disposizione nei tempi odierni. A cambiare però non sono solo i tempi ma anche le abitudini, sempre più influenzate da web e social media. Un buon esempio in tema è quello del social eating, un fenomeno sviluppatosi grazie alle piattaforme social, nato in Gran Bretagna e che si sta espandendo in tutto il mondo. Sono diversi i siti, le piattaforme o le app che permettono di aggregare persone per la condivisione del cibo. Gnammo ad esempio è una piattaforma made in Italy che propone veri e propri eventi social in circa 300 città italiane: permette di condividere pranzi o cene, conoscere persone nuove e partecipare a eventi di showcooking e iniziative particolari. Ma Gnammo non è l’unico, oggi il trend è così in voga che ce ne sono già molti, come New Gusto, anche questa italiana (abbruzzese), che punta invece a connettere il target dei viaggiatori per la condivisione di pranzi e cene, o Ploonge, che permette di creare dei veri e propri eventi culinari sia in location pubbliche che private.

In forte crescita, inoltre, le app per la ricerca di ristoranti, di ricette e per la consegna a domicilio. In Italia l’e-commerce di food e grocery vale il 2% sul mercato B2C e registra un tasso di penetrazione nel retail di settore di solo lo 0,25%, mostrando grandi opportunità di crescita e di business.

Insomma oggi, grazie alla tecnologia, il cibo è sempre più sinonimo di connessione/condivisione e segue modelli che si ispirano anche ad ambiti diversi, come quello del couch surfing ad esempio. Piattaforme che stimolano la socialità, l’incontro non limitato al web, ma che utilizzano il web come strumento e punto di partenza per connettere intorno a un tema: quello del mangiar bene e in compagnia.